ARS - Associazione Ricerche sulla Schizofrenia

Un drammatico isolamento

La schizofrenia è il prodotto di un profondo cambiamento della personalità, di pensieri, affetti e del senso della propria individualità: in sostanza, una grave perturbazione del rapporto con se stesso e con il mondo, che fa confondere la fantasia con la realtà e che conduce il soggetto a modalità di vita disadattata.
L'intima natura della malattia rimane sconosciuta: ciò che oggi appare probabile è che non sia in gioco una sola specifica causa, ma che molteplici fattori (biologici, psicologici, sociali) intervengano sia nella sua origine, che nella sua evoluzione.
Il termine è spesso usato in modo troppo estensivo, includendo quadri clinici diversi che servono solo a incrementare una pessimistica confusione. Mentre negli ultimi anni malattie come il cancro, l'arteriosclerosi, la distrofia muscolare, la sclerosi multipla e, più recentemente, la depressione, hanno mobilitato l'interesse pubblico, la schizofrenia, che si presenta con altrettanta frequenza (anche oltre l'1% della popolazione) è stata spesso negletta.
Le cause del fenomeno sono varie: vuoi perché è diffusa la nozione che la schizofrenia sia una malattia incurabile (il che non è vero se l'intervento è veramente precoce), vuoi perché la persona che "cambia" desta negli altri paura, vuoi perché l'opinione pubblica è spesso disorientata di fronte a spiegazioni unilaterali circa le cause della malattia, spiegazioni che giungono persino a negare la malattia stessa.
La schizofrenia non si può ignorare, diceva Silvano Arieti, così come non si possono ignorare i progressi della ricerca che sta aprendo spiragli impensati sulle possibilità di riconoscimento e di terapia tempestiva e mirata.
La ricerca attuale è prevalentemente impostata, da un lato, sui criteri di suscettibilità ad ammalare e, dall'altro, sull' interazione di fattori plurimi nel suscitare e nel mantenere la malattia. Di conseguenza, è necessario il concorso di numerose discipline (dal biologico, allo psicologico al sociologico) per realizzare una strategia integrata ai fini della conoscenza e della cura.

Per quanto riguarda le ricerche biologiche, è opportuno citare l'importanza degli studi sulle funzioni selettive e sincretiche dei due emisferi cerebrali. Quello "dominante" (in genere il sinistro) è correlato alle attività di tipo idetico, matematico, razionale, mentre quello "non dominante" è coinvolto nella vita emotiva, affettiva. Nella schizofrenia sembra esistere un disturbo di integrazione tra le funzioni dei due emisferi, per cui il "non dominante" è più interessato nelle fasi iniziali (di qui il distacco affettivo ed il disinteresse), mentre nelle forme croniche è più coinvolto quello "dominante".
Nel metodo integrativo di studio della schizofrenia confluiscono i risultati di numerose ricerche socioepidemiologiche, psicopatologiche, genetiche e oggi anche immunologiche, che hanno portato a riconoscere l'importanza di vari elementi ambientali sulla stagionalità delle nascite, sull'epoca di comparsa della malattia, sulla concentrazione a focolaio in certi agglomerati urbani e di altri fattori di rischio importanti.
Questi fatti sono spie di informazioni che si esprimono anche nello studio delle modalità della comunicazione dell'individuo e del suo nucleo familiare. Un fenomeno spicca su ogni altro: la mancanza di finalismo nel pensiero, negli affetti e, sinteticamente, nella condotta del soggetto prossimo ad ammalare. Carriere scolastiche anche ottime che si inceppano e poi si interrompono, amicizie che si dissolvono, carriere di lavoro che cambiano senza valida giustificazione, sfilacciamento progressivo degli interessi, tendenza all'isolamento solo apparentemente confortato da musica o da libri astrusi, irritabilità ed insofferenza improvvise.
Questi segni iniziali devono richiamare rapida attenzione sulla storia della famiglia e sugli ascendenti e indurre a quella osservazione "integrata" che può dissolvere il dubbio o consolidarlo.
I farmaci controllano la tempesta e la attenuano evitando, se sono ben monitorati, una più o meno lunga coabitazione con i sintomi più vistosi atti a ingenerare danno alla personalità`. Ma la rete dell'intero trattamento si estende e deve perdurare attraverso un idoneo progetto riabilitativo che si rafforza con l'intervento sull'intera famiglia e con il supporto essenziale di operatori e strutture abilitate all'intervento psichiatrico territoriale.
La schizofrenia è tuttora il problema-cardine della psichiatria: mentre la depressione e le più esplosive malattie affettive (la mania, ad esempio) sono state in grande misura controllate, la schizofrenia è una malattia che, in più della metà` dei casi, può durare tutta la vita e quindi grava economicamente in modo pesante sulla società` e coinvolge come nessun'altra forma morbosa la vita della famiglia. Questa, all'inizio, tende a disconoscere e poi a nascondere il malato e alla fine lo allontana, andando incontro a un disagio che pur giungere sino alla disgregazione della famiglia stessa.
Non è certo l'ambiziosa pretesa di risolvere il problema che ci ha indotto a fondare la "Associazione Ricerche sulla Schizofrenia", ma la consapevolezza della sofferenza altrui e il senso di responsabilità` di fronte ad una malattia dalle implicazioni così ampie ed impegnative.
Sospingere la comunità` a togliere i pazienti schizofrenici dal loro tragico isolamento sociale e culturale è come richiamare ciascuno a un "tempo" di comunione e di solidarietà` ove gli uomini, e i medici come uomini, riconoscano le parole come mezzo di unione e i gesti come strumento di incontro.

    Carlo Lorenzo Cazzullo